Friis-Holm Chocolate è un’azienda danese artigianale di cioccolato bean-to-bar, nata nel 2008, che opera in sintonia con i valori sostenibili: micro ecologia, singole origini di cacao autoctone e un modello di commercio diretto. Mikkel Friis-Holm crede che sia importante comprendere un prodotto per liberare il suo potenziale e pone particolare attenzione alle tavolette di cioccolato in purezza, per questo ha partecipato in Nicaragua al progetto per ritrovare e salvaguardare le specie autoctone dimenticate da secoli. Friis-Holm è anche molto attento alla sperimentazione: è stato il primo a realizzare con successo due tavolette di cioccolato identico che differisce solo nel processo di fermentazione e a realizzare una tavoletta con la cosiddetta Bad Fermentation.
Mikkel Friis-Holm ha partecipato a un progetto affascinante in Nicaragua, in collaborazione con scienziati stranieri e agricoltori locali, per l’individuazione e la valutazione di filamenti di DNA di piante di cacao autoctone da tempo latenti in piccoli appezzamenti del paese.
Nel corso degli ultimi decenni, soprattutto a causa della globalizzazione, il cacao dell’America Centrale è andato perduto a favore del caffè economicamente più redditizio. Tuttavia l’uso storico del cacao ha un legame più forte con queste terre risalenti alla civiltà Maya più di 3000 anni fa.
Una particolare attenzione viene messa ai fenotipi specifici che sono nativi a determinati da micro ecologie.
Al momento Friis-Holm sta lavorando con 7 differenti varietà autoctone dell’America Centrale, principalmente del Nicaragua e Guatemala. Nel 2015 la International Cocoa Organization ha riconosciuto il Cacao del Nicaragua come un Cacao Fine 100%. Solo 9 paesi nel mondo hanno questo riconoscimento.
Tutti abbiamo dei ricordi legati all’infanzia che ci riportano alle nostre radici più autentiche.
Per questo motivo voglio riferire ai lettori di Aruntam il racconto di Mariela che spero aiuterà a comprendere quanto siano importanti alcuni alimenti, per noi italiani “nuovi” o “esotici”, nella cultura e nelle tradizioni di altri paesi.
Per parlarvi dell’importanza della Quinoa nella mia vita, vorrei raccontarvi una esperienza della mia infanzia.
Come molti di voi sanno, i bambini tendono ad avere una certa preferenza per alcuni alimenti, rifiutandone altri: io in particolare non volevo mangiare la Quinoa.
Mia nonna, con cui ho passato tantissimo tempo da piccola, preparava numerosi piatti a base di Quinoa e amava ripetere che era un alimento eccellente che ci avrebbe fatto diventare forti e sani.
Provava in mille modi a convincere me e i miei cugini a mangiare la zuppa di Quinoa con patate e maiale. Preparava anche per colazione una “colada”, una bevanda dolce e calda a base di Quinoa a cui a volte aggiungeva l’uva passa, oppure i biscotti fatti con la farina di Quinoa.
Mia nonna provava a convincermi in tutti i modi. Una volta le è sfuggito che la zuppa era fatta di vermicelli (vista la forma della Quinoa una volta cotta in brodo) e questo, invece di motivarmi a mangiare, mi aveva molto spaventato.
Tutto questo durò fino a quando, durante un fine settimana, mia nonna preparò per il marito una bella zuppa di Quinoa e mio nonno, disturbato dalle nostre facce disgustate, ci sgridò e aggiunse che avremmo dovuto mangiare la Quinoa volentieri perché, se lo avessimo fatto, ci avrebbe ricompensato con una bella favola.
Noi, incuriositi, mangiammo velocemente la nostra zuppa e il nonno, come promesso, ci raccontò questa storia che non ho mai dimenticato.
Si dice che una volta, tanti anni fa, al tempo dei nostri antenati Inca, un bambino fin dalla tenera età si occupasse di sorvegliare gli orti: Las Chacras. Il bambino cresceva nei campi e, diventato giovane, venne incaricato di custodire Las Chacras di notte per evitare che qualcuno rubasse i prodotti. A volte il giovane andino si sdraiava sul prato per osservare le stelle e fu così che, una sera, notò una fulgida stella dorata il cui splendore lo conquistò. Da quel momento ogni sera il ragazzo sognava di stare vicino alla sua amatissima stella. Una notte, una di quelle in cui il cielo è più limpido delle altre, il giovane affascinato dalla visione della sua stella concentrò lo sguardo nel cielo e vide scendere dall’alto, a grande velocità, un gigantesco Condor, che si avvicinò a lui e lo invitò a salire a cavalcioni sul suo dorso.
Il ragazzo eccitato non se lo fece ripetere e immediatamente il Condor iniziò a volare sempre più in alto, fino a quando raggiunsero la stella più bella del firmamento: una meravigliosa stella dorata ricoperta da immensi campi di Quinoa. Il giovane curioso correva entusiasta tra i rami di Quinoa sorpreso da questa nuova e strana pianta. La stella felice accolse con gioia il giovanotto dell’altopiano andino che l’aveva ammirata dalla terra ogni notte, e gli offrì subito il suo cibo. Fu così che lui assaggiò per la prima volta la Quinoa. La stella gli rivelò i grandi poteri di questo alimento. Per qualche tempo il giovane rimase ad abitare sulla meravigliosa stella, scoprendo che ogni giorno diventava un uomo più agile e intelligente. Decise di chiedere alla stella di donargli il suo cibo prezioso da condividere con gli esseri umani. La stella, che si era innamorata del ragazzo andino, acconsentì alla nobile richiesta e gli permise di tornare sulla terra con i semi di Quinoa. Il giovane tornò al suo popolo e immediatamente seminò la Quinoa. Da quel momento la Quinoa diventò parte della dieta degli Incas. Capirono subito l’alto valore nutritivo dell’alimento e come consumarlo perché li faceva diventare più forti e più sani. Si dice che gli Incas ringraziassero la preziosa stella per questo generoso dono offrendo sacrifici, e che il ragazzo ogni sera si sdraiasse nel campo per contemplare la sua adorata bellezza.
Questa è la storia che mio nonno mi raccontò, come aveva fatto suo nonno con lui, e così via via indietro nel tempo, e con la quale riuscì a farmi apprezzare le pietanze deliziose preparate con la Quinoa da mia nonna.
Quando avrò i miei bambini racconterò anche a loro questa storia.
Forse è vera, o forse è solo un mito… ma di certo c’è il potere generoso di questo alimento.
Siamo molto felici di annunciare che due produttori di Aruntam – Åkesson´s e Marou – hanno vinto numerosi premi agli Academy of Chocolate Awards 2016.
L’Academy of Chocolate è stata fondata nel 2005 in Gran Bretagna.
I membri dell’Accademia si incontrano per gustare e discutere tutto ciò che riguarda il Cacao, dall’albero alla tavoletta. Lo scopo è quello di dare alle persone la possibilità di assaporare e conoscere il cioccolato finissimo e apprezzarlo grazie alla consapevolezza di una miriade di fattori: varietà genetica e come si coltivano i semi di Cacao, l’importanza del processo di fermentazione ed essiccazione, e tutto ciò che è necessario per creare un cioccolato gourmet di altissima gamma.
In quest’ottica vengono consegnati ogni anno i premi ai produttori di cioccolato che si sono distinti nel panorama mondiale.
*Dark Bean to Bar Under 80% / Fondente Bean-to-Bar inferiore all’80% Cacao GOLD
Akesson’s Organic Akesson’s Madagascar 75% Criollo Cacao SILVER
Akesson’s Organic Akesson’s Bali 75% Trinitario Cacao
Marou Marou Treasure Island BRONZE
Akesson’s Organic Brazil 75% Forastero Cocoa
Marou Marou Dak Lak
*Dark Bean to Bar Over 80% / Fondente Bean-to-Bar oltre l’80% Cacao GOLD
Akesson’s Organic Akesson’s 100% Madagascar Criollo Cocoa
*Bean to Bar Milk Over 45% / Al latte Bean-to-Bar oltre al 45% BRONZE
Akesson’s Akesson’s 55% Brazilian Dark Milk Chocolate
*White Chocolate Bar Unflavoured / Cioccolato Bianco senza aromi SILVER
Akesson’s Akesson’s 43% Madagascar White Chocolate
Il nome Cacaosuyo deriva dall’unione delle parole “Cacao” e “Suyo” che in lingua quechua significa regione, infatti l’impero Inca era chiamato Tahuantinsuyo: territorio di quattro regioni (Ecuador, Bolivia, Cile e Perù). Cacaosuyo cerca di preservare il sapore unico del cacao fine che si sviluppa in tutto Tahuantinsuyo, in particolare in Perù.
Cacaosuyo nasce nel 2012 quando un gruppo di imprenditori appassionati decide di creare un cioccolato di prima qualità in Perù. Il primo proposito è quello di preservare la genetica del cacao Fino e De Aroma. Tutto questo viene fatto a stretto contatto con i contadini delle diverse regioni perché entrino in pieno diritto nella catena di valori del Cacao, coltivando un prodotto di qualità e migliorando allo stesso tempo le loro condizioni di vita economica, sociale e culturale.
La fabbrica si trova a Lima e si distingue dalle altre aziende per l’innovazione dei suoi processi produttivi. Cacaosuyo lavora solo cacao pregiato come quello nascosto nella vastità dell’Amazzonia peruviana o nella regione di Piura, dove cresce il rarissimo Cacao Blanco, un cacao albino, dalla cremosità sorprendente con note citriche e di noce.
L’altissima qualità raggiunta da Cacaosuyo lo ha portato a vincere già numerosi premi internazionali. Per esempio il Piura Milk agli International Chocolate Awards di Londra 2015 ha vinto l’Oro Mondiale per la miglior tavoletta di cioccolato al latte al mondo e il premio “Best in competition”.
Scoprite il cioccolato Cacaosuyo e svelerete il segreto meglio celato dagli Inca.
Degustare è un’arte e un rituale codificato dalla nostra esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Sarebbe importante mangiare non come semplice nutrimento, ma per trovare un arricchimentomentale oltre che fisico.
Questo è particolarmente importante quando si parla di cioccolato.
Ogni volta che degustiamo del cioccolato dovremmo concentrarci permettendo al nostro cervello, il nostro archivio mnemonico, di riconosceresapori e profumi “registrati” in precedenza.
Esistono corsi specifici per diventare ChocolateTaster,che potremmo definire un “sommelier del cioccolato”, in pratica una persona in grado di riconoscere tantissimi profumi e sapori quando degusta un cioccolato fondente, non perché vengano aggiunte altre sostanze al cioccolato, ma perché il cacao stesso, a seconda della provenienza e della lavorazione, sprigiona profumi e sapori che la nostra mente è in grado di riconoscere.
Per degustare al meglio il cioccolato, senza essere dei Chocolate Taster, possiamo seguire quattro semplici regole. Guardiamolo: deve essere compatto, il colore deve essere uniforme e la superficie omogenea, brillante, senza imperfezioni. Annusiamolo: concentriamoci sul suo profumo per scoprire l’intensità e la ricchezza di note aromatiche. Ascoltiamolo: quando spezziamo la tavoletta con le dita deve fare il tipico “snap” netto.
Ora chiudiamo gli occhi e gustiamolo: lasciamo sciogliere il cioccolato in bocca, lentamente, senza spezzarlo con i denti. Apprezziamo il suo sapore e tutti gli aromi che siamo in grado di riconoscere e basterà un solo pezzettino per regalarci una sensazione piacevole molto a lungo.
È importantissimo come conserviamo il cioccolato. La temperatura ideale è tra i 16 e i 20 °C, con una umidità relativa inferiore al 50%. Bisogna evitare la luce diretta e le fonti di calore: il cioccolato è molto sensibile agli shock termici che possono deteriorarlo. Non conserviamo il cioccolato in frigorifero o in dispensa se non è ben sigillato, o rischieremo di avere una tavoletta contaminata dai profumi delle altre pietanze presenti.
La storia di Bertil Åkesson assomiglia molto a un romanzo di altri tempi. Viaggia fin da bambino rimanendo irresistibilmente attratto dai meravigliosi prodotti di terre lontane come il cacao e il pepe. Figlio di un diplomatico svedese, come si intuisce da quella Å tanto particolare da essere diventata il suo marchio, cresce in Europa e in Africa, prima in Camerun, dove il padre dirige una società commerciale, poi in Madagascar dove la famiglia si stabilisce dal 1970.
È proprio in Madagascar che Bertil Åkesson sviluppa il suo grande amore per le piantagioni, tanto da definire se stesso principalmente come un piantatore, l’ideale per chi sogna da sempre di conciliare illavoro con la propria passione per i viaggi.
In Madagascar Åkesson nel corso degli anni impara i segreti delle coltivazioni e si concentra sul cacao puro e sul pepe. Acquista nel 2009 una piantagione in Brasile e in pratica si ritrova a vendere le sue fave di cacao a tutti i migliori cioccolatieri del mondo, da cui apprende l’affascinante arte di creare il cioccolato nelle sue molteplici sfaccettature. Decide quindi di voler sviluppare una sua personale interpretazione e per questo crea Åkesson´s, una linea con cui esaltare il gusto originale del seme di cacao, come quello del Madagascar caratterizzato da una acidità agrumata e da piacevoli note di frutti rossi, dando sempre particolare attenzione alla texture.
Prova con successo anche a incorporare nel cioccolato gli altri prodotti delle sue colture come il pepe e il caffè. Åkesson´s è infatti anche una selezione esclusiva di spezie pregiate, spesso ancora selvatiche e raccolte a mano, che spaziano nei diversi continenti partendo dal Pepe della Tasmania, fino a quello delle isole cilene Chiloé, passando per i cristalli di sale Giant Pagoda di Bali o i baccelli della profumatissima Vaniglia Bourbon del Madagascar.
Åkesson ha unobiettivo costante: quello di ottenere la massima qualità in modo ecologicamente e umanamente sostenibile.
In Madagascar la piantagione diviene un singolo organismo vivente, dove viene fornito a chi lavora un lavoro e un habitat sociale sicuro: alloggio, salute, libertà e attività spirituali sono offerte all’interno della fattoria. A questo si aggiunge la migliore retribuzione e l’integrazione delle intere famiglie dei lavoratori.
In Brasile vengono costruiti gli alloggi per i dipendenti, tutti regolarmente assunti – cosa rara nel paese -, con accesso all’acqua e camere, cucina e bagno completamente attrezzati, cose apparentemente normali, ma dei veri “lussi” in alcune regioni del mondo. Viene anche costruita una scuola per i bambini.
La produzione di cioccolato Åkesson´s avviene in Francia e per questo Åkesson decide di sostenere “Oeuvre de Secours aux Enfants“, facendo confezionare tutti i prodotti da questa associazione che accoglie 65 adulti con disabilità e offre loro un posto di lavoro con una gestione adeguata, fornendo così loro autonomia finanziaria e sociale.
L’inchiostro per stampare gli imballaggi del cioccolato e degli adesivi è naturale e biologico senza prodotti chimici; inoltre i vasetti di vetro per le spezie provengono dall’unica azienda in Europa che fabbrica 100% vetro riciclato.
Oggi le piantagioni in Madagascar, in Brasile e in Indonesia forniscono cioccolatieri e chef di fama mondiale, e Åkesson´s è conosciuto nel mondo per la sua gamma di cioccolato esclusivoe di raffinati cibi esotici. Bertil Åkesson è riuscito a coronare il suo sogno: fare un lavoro che gli permette di stare con i coltivatori nelle piantagioni e sviluppare la sua personale visione di un mondo ricco di aromi e sapori, basato sul grande amore per l’altissima qualità sostenibile.
La Guayusa è una super-foglia amazzonica che cresce in prevalenza in Ecuador dove le Ande incontrano la foresta: una delle regioni più ricche di biodiversità al mondo. La Guayusa è usata come bevanda da migliaia di anni in Amazzonia.
Narra una leggenda che due gemelli pregarono di trovare una pianta che insegnasse loro a sognare. Lo spirito li svegliò nel cuore della notte rivelando loro che l’avrebbero trovata al di là del fiume e i giovani, presa la loro canoa, iniziarono la ricerca. Arrivarono a un palazzo con una grande scala che saliva verso il cielo dove incontrarono i loro antenati. I progenitori donarono loro una pianta che li avrebbe aiutati a connettersi al mondo dei sogni. Il mattino dopo i ragazzi si risvegliarono con la pianta fra le mani e tornarono felici alla loro comunità, facendo diventare la Guayusa parte centrale della loro cultura.
La Guayusa è ancora oggi consumata normalmente, in particolare tra le popolazioni della Amazzonia come gli Shuar, Achuar e Kichwa, ed è un evento del rituale mattutino. Ci si alza presto per accendere il fuoco, far bollire una pentola con le foglie di Guayusa, bere il tè e raccontare storie. Questa pratica contribuisce a rafforzare la parentela e il senso di comunità perché regala l’opportunità di incontrarsi. La Guayusa è anche conosciuta come “il guardiano notturno” perché aiuta i cacciatori che la bevono a trovare la “forza mentale e il coraggio” prima della caccia notturna, questo perché aumenta il loro senso di consapevolezza e di messa a fuoco dell’ambiente circostante e permette loro di addentrarsi in modo sicuro nella foresta.
La Guayusa è una piccola pianta che cresce nei Chacra, i “giardini di foresta”, senza l’ausilio di fertilizzanti o sostanze chimiche. Per un occhio inesperto questi giardini possono sembrare foresta pluviale incontaminata, ma in realtà sono terreni agricoli in cui si conciliano un mix di piante. La specie botanica della Guayusa è Ilex Guayusa; la cugina dell’amazzonia superiore della yerba mate (Ilex paraguariensis). Dopo essere state raccolte e lavate, le foglie di Guayusa sono essiccate, con un metodo simile a quello del tè. La Guayusa è insolita, da un lato contiene caffeina, e quindi è utile per aiutare a mantenere lo stato di veglia, dall’altro è ricca di composti antiossidanti quali polifenoli, flavonoidi e L-teanina che, oltre a combattere i radicali liberi, hanno documentate proprietà calmanti del sistemanervoso centrale e di supporto del sistema cardiovascolare. La combinazione dei due crea una stimolazione “lucida”, la chiamano “energia pulita”, perché si ottiene l’energia che si desidera senza sacrificare come ci si sente dopo. Inoltre è ricca di acido clorogenico importante per la perdita di peso e i benefici per il cuore.
La Guayusa possiede un sapore delicato e un aroma gradevole. Unita al cioccolato fondente Pacari ha creato una tavoletta dal sapore originale.Si consiglia la preparazione delle foglie essiccate come infuso. Mettete un cucchiaino di foglie in un pentolino e lasciate bollire almeno un minuto o in infusione con acqua bollente per almeno 5 minuti, filtrate e bevete ancora calda. In estate può essere bevuta come un tè freddo con qualche goccia di limone. Si beve tradizionalmente al mattino o nel pomeriggio; la sera può interferire con il sonno notturno e non è indicata per bambini al di sotto dei tre anni. La Guayusa non deve sostituire un’alimentazione varia ed equilibrata. Va conservata al riparo dalla luce, da fonti di calore e dall’umidità. Nel caso di gravidanza, allattamento o problemi di salute, si consiglia di consultare il proprio medico.
L’amaranto, con i suoi piccoli chicchi dal sapore naturalmente dolce, ha una storia millenaria e viene spesso definito come uno dei cereali più antichi dell’umanità.
In realtà, data la sua appartenenza alla famiglia delle Amaranthaceae e non a quella delle Graminaceae, sarebbe più corretto definirlo uno pseudo-cereale.
L’amaranto è stato una fonte alimentare primaria per gli antichi popoli mesoamericani ed era equiparato come importanza al mais. Venerato, perché ritenuto magico, era al centro di numerosi riti propiziatori e durante la conquista spagnola venne sradicato completamente. L’amaranto in un paio di secoli sparì, privando la dieta quotidiana di un elemento essenziale e causando gravi danni alla salute delle popolazioni autoctone.
L’amaranto infatti ha un altissimo valore biologico. In particolare è ricco di lisina, un aminoacido indispensabile, specialmente per gli organismi in crescita, e generalmente più abbondante nelle proteine di origine animale.
Si caratterizza per l’elevata digeribilità e apporti nutritivi quali fibre, calcio, magnesio, fosforo e ferro. La percentuale di calcio è superiore a quella del latte, per questo è indicato in caso di osteoporosi.
Inoltre l’amaranto è privo di glutine, quindi adatto ad adulti e bambini anche con speciali esigenze alimentari.
Il gusto è gradevole sia da solo, sia accompagnato con verdure o altri cereali.
È ottimo nella preparazione di zuppe, crocchette, per insalate originali, sformati dolci o salati e barrette energetiche , anche con l’amaranto soffiato (pop), o per uno straordinario sushi.
Forse non avete mai sentito parlare della Chia, ma i benefici di questi piccoli semi, dal colore variegato tra il bianco e l’antracite, sono conosciuti da secoli.
Le civiltà Azteca e Maya consumavano la Chia come parte fondamentale della loro dieta, era infatti un alimento essenziale per i guerrieri, che usavano chiamarla “il cibo di lunghe passeggiate”. Era considerata così preziosa da essere usata come offerta agli dei in segno di gratitudine per i raccolti abbondanti. Purtroppo con l’arrivo dei conquistatori la coltivazione della Chia, per il suo significato religioso, venne abolita.
La Chia scomparve quasi del tutto durante le colonie, ma per nostra fortuna sopravvisse in piccole zone remote, quasi come un raro segreto che oggi torna a noi come uno dei super-foodpiù completi in natura. Grazie alla moderna tecnologia di analisi sugli alimenti si è scoperto che i semi di Chia contengono proprietà nutrizionali che possono rafforzare le difese del nostro corpo.
Innanzitutto la Chia è un alimento senza glutine e non cambia il sapore dei cibi, ma adotta il sapore degli altri ingredienti. Può essere usata sia nelle preparazioni calde che fredde ed è quindi utile per donare una texture croccante a salse, zuppe, centrifugati, insalate, latte, yogurt o per sostituire l’uovo nelle preparazioni cotte.
Ma quali sono i vantaggi?
Una incredibile carica di energia, aiuta a controllare i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna; facilita la digestione; migliorare il transito intestinale; aiuta a controllare l’appetito e migliora l’attività cerebrale.
Si consiglia di consumarne un massimo di 20 g al giorno. 15 g Chia forniscono circa 3 g di omega-3, dose raccomandata per prevenire lo sviluppo di malattie cardiovascolari.
I semi di Chia forniscono 5 volte più calcio del latte e 14 volte più magnesio dei broccoli inoltre, grazie all’elevato livello di antiossidanti, non diventano rancidi e si possono conservare per anni.
L’idea in più?
Per calmare il senso di fame potete mescolare 15 g di Chia con acqua o con una spremuta di frutta fresca. Lasciate riposare per 5 minuti e vedrete la Chia diventare gelatinosa. Consumate la Chia e in aggiunta non dimenticate di bere un bicchiere di acqua o una tazza di tè.
Quando Aruntam non era ancora Aruntam ha ricercato, selezionato e fornito i prodotti alimentari per il negozio del padiglione Ecuador in Expo – quello a strisce colorate, scintillanti e decorate come i famosi tessuti di Otavalo. Lì nel padiglione c’era un assortimento unico, creato per una scommessa: la scommessa di far innamorare i visitatori di quei prodotti gustosi e autentici. Di far loro conoscere sapori diversi e innovazioni di un’altra tradizione alimentare. Di condividere con loro il rispetto per lavorazioni equosolidali e ingredienti naturali.
Cos’è successo? Che ci siamo riusciti. I visitatori venivano, assaggiavano, compravano, si innamoravano. E chiedevano: “Ma dopo EXPO, dove ritrovo tutte queste cose?” Lì è stata la conferma del momento di far nascere un negozio digitale. E come agire prima della fine di Expo? Accelerando il progetto dell’e-commerce. Ampliando l’assortimento introducendo produtti di altre parti del mondo, grazie a una logistica già consolidata. Il nostro #dopoexpo, insomma, l’abbiamo già testato in Expo. E poi c’era una giornalista che chiedeva insistentemente come si sarebbe chiamato il progetto. Dovevamo darle subito un nome definitivo per far uscire la notizia. Quale nome? Un nome che abbiamo trovato durante un turbinoso brainstorming: Aruntam. Un nome magico. Legato all’energia, al coraggio, alla competizione. Un nome nato in una tribù amazzonica dallo spirito indomito – quella degli Shuar – sperduta e quasi ignota al mondo. Un nome potente, antico eppure contemporaneo. Vedete ora da dove vengono i 3 puntini del nostro logo?
Detto, fatto. Abbiamo allora preso i domini web e creato una pagina-segnaposto con un conto alla rovescia. Abbiamo stampato dei cartoncini da dare in Expo, con il nome e il logo Aruntam e i produttori scelti per accompagnarci in questa avventura. Nel frattempo, abbiamo lavorato perché il sito Aruntam.com, questo sito, fosse pronto, con tutti i prodotti descritti nelle loro virtù e raccontati a chi non li conosce. Un sito chiaro e pulito, dove acquistare nel modo più semplice e sicuro. Per farvi conoscere i nostri prodotti abbiamo applicato una offerta lancio sulla linea Gourmet. Ed eccoci ad oggi. All’inizio di una nuova esperienza. Aruntam è qui per voi, finalmente.
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